Gli sposi arco a cuore
Come lavoriamo

Foto spontanee o in posa: la differenza che vedrete nell'album

Non è una guerra di stili

Due squadre che in realtà giocano insieme

Nei gruppi di sposi se ne parla come di due fazioni: da una parte le fotografie spontanee, dall'altra quelle in posa. Nella pratica un album fatto bene le contiene tutte e due, e la domanda vera non è quale sia meglio, ma quante ne servono di ciascun tipo e in quale momento della giornata.

La differenza la vedete dopo, quando sfogliate le pagine. Un album di sole pose sembra un catalogo: ordinato, pulito e freddo. Un album di soli momenti rubati racconta tutto tranne voi due, e alla fine manca la fotografia con vostra nonna, che è proprio quella che fra dieci anni cerchereste per prima.

Che cos'è davvero una foto spontanea?

Non è una fotografia presa a caso. È una fotografia attesa. Il fotografo sa che fra pochi secondi succederà qualcosa, si è messo nel posto giusto e ha già deciso l'inquadratura: quando la cosa accade deve solo esserci, e premere.

È per questo che le foto spontanee di un professionista e quelle degli invitati non si somigliano, anche quando il soggetto è lo stesso. Cambia il punto da cui si guarda, cambia il centesimo di secondo, cambia quello che entra nel bordo e quello che resta fuori.

Il resto è mestiere: leggere la luce mentre si cammina, tenere l'occhio su due cose che stanno per incrociarsi, sapere che dopo l'abbraccio arriva sempre la faccia migliore. In trent'anni questo diventa automatico, ed è la ragione per cui il reportage visto da fuori sembra facile. Che cosa vuol dire lavorare così lo raccontiamo in reportage di matrimonio.

Momenti che nessuno ha chiesto

Preparativi: dove la parte spontanea produce quasi tutte le fotografie migliori

Ritratto la sposa velo sul visoLa sposa lancia velo terrazzaDettaglio abito la sposa bottoniLa sposa corridoio vista portoLo sposo preparativi con mammaLa sposa finestra vista porto

E la posa, a che cosa serve?

A tre cose, tutte concrete. La prima sono le fotografie di famiglia. Sono le uniche immagini in cui compaiono insieme persone che non si ritroveranno mai più tutte nello stesso posto: vanno fatte, e vanno organizzate, con una lista di nomi decisa prima.

La seconda è il ritratto di voi due. Un blocco di tempo in cui non succede nient'altro e si lavora sulla luce, sullo sfondo e sull'abito. È l'unica parte della giornata in cui il fotografo comanda, ed è anche quella da cui esce la fotografia che appenderete in casa.

La terza è risolvere i posti difficili. Ogni matrimonio ne ha almeno uno: un piazzale, un controluce impossibile, una sala con le pareti sbagliate. Lì la posa non è vanità, è tecnica: si spostano le persone di due metri, si gira la scena di trenta gradi e la fotografia si salva.

Mettere in posa non vuol dire irrigidire

La posa fatta male si riconosce da lontano: mani che non sanno dove stare, sorrisi tenuti troppo a lungo, spalle dritte come alle elementari. Succede quando il fotografo dice “come state” e poi tace, lasciandovi a contare i secondi.

Il modo che funziona è un altro: si dà una situazione, non una posizione. Camminate verso di noi e parlatevi. Fermatevi qui e guardate il mare. Abbracciala e dille una cosa che oggi non le hai ancora detto. Nasce così una fotografia costruita ma non finta: il posto e la luce li abbiamo scelti noi, quello che succede dentro l'inquadratura è vostro.

Se non siete abituati alla macchina fotografica, il servizio prematrimoniale serve esattamente a questo: una prova senza l'ansia del giorno, che il sabato invece si sente.

Sposi che corrono sulla riva del mare

Il tempo che vale una parete di casa

Parchi e viali alla fine del pomeriggio: il ritratto guidato

Gli sposi in bianco e nero luce cerchioGli sposi balle fieno tramontoGli sposi abito al vento vialeGli sposi auto epoca maggiolinoGli sposi balle fieno campagnaGli sposi ballo viale alberato

Quante ne servono di ciascun tipo?

Nei numeri reali di una giornata la parte spontanea è di gran lunga la più grande. Preparativi, cerimonia, arrivi, festa: sono ore in cui non si dirige niente e si racconta soltanto. Il lavoro guidato si concentra in due blocchi, le fotografie di gruppo e il ritratto degli sposi, e occupano una porzione piccola della giornata.

Il problema tipico è che quel tempo non viene messo nella scaletta e finisce per essere rubato alla festa o alla luce del tramonto. Se il fotografo non ve lo dice al primo incontro, chiedetelo voi: quanto tempo serve e in quale punto della giornata lo mettiamo. La scaletta noi la costruiamo insieme a voi settimane prima, come spieghiamo in come lavoriamo.

In fase di selezione le due famiglie di immagini si alternano: una sequenza spontanea, un ritratto che tira il fiato, poi di nuovo il racconto. La scelta finale la segue personalmente Luciano, ed è lì che quel ritmo si decide.

È lo stesso ritmo che poi ritrovate nelle pagine dell'album: non un blocco di pose e un blocco di momenti, ma un'alternanza che tiene sveglio chi sfoglia.

Domande su pose e spontaneità

Siamo imbranati davanti alla macchina fotografica, come si fa?

Lo sono quasi tutti, e non è un problema: nessuno degli sposi che fotografiamo fa il modello di mestiere. Serve solo qualcuno che vi dia qualcosa da fare invece di dirvi come stare fermi. I primi minuti sono i peggiori, poi passa e non ci pensate più.

Quanto tempo serve per le foto di gruppo?

Meno di quanto pensiate, se sono organizzate: con una lista preparata prima e una persona per famiglia che chiama i nomi si chiudono in pochi minuti a gruppo. Senza lista gli invitati si disperdono, si va a cercarli uno per uno e voi vi perdete una parte del ricevimento.

Possiamo dire che non vogliamo nessuna foto in posa?

Potete, ed è una scelta legittima. Sappiate però che rinunciate anche alle fotografie di famiglia e al ritratto di voi due: sono quelle che gli sposi chiedono più spesso a distanza di anni, quando serve un'immagine da stampare grande.

Come capisco lo stile di un fotografo prima di sceglierlo?

Guardate un matrimonio intero, non le foto migliori messe in fila. Nel portfolio si vede subito il rapporto fra momenti attesi e momenti costruiti, ed è quello il metro giusto per giudicare.

Vi facciamo vedere la differenza

Portateci una data e un luogo: vi mostriamo come si divide la giornata fra i momenti da aspettare e il blocco da costruire.